Ciao!

Spero stiate bene. È bello scrivervi di nuovo, sia alle persone che hanno seguito Da Costa a Costa, sia a quelle che si sono iscritte a questa newsletter da quando è finita la quarta stagione, alla fine del 2020.

Solo per voi che siete qui da poco, una micro-presentazione: questa è la newsletter di Da Costa a Costa, un progetto giornalistico sulla politica e la cultura degli Stati Uniti che va avanti per stagioni, un po' come una serie tv. Il progetto, che consta di questa newsletter e anche di un podcast, in questo momento è in sonno: a un certo punto ripartirà ma non so quando, e sicuramente non nel 2021. Da Costa a Costa è un progetto indipendente, cioè non è pubblicato o finanziato da una società editrice, e non ha nemmeno uno staff o una redazione: faccio tutto io, insieme con Piano P che produce il podcast. Io mi chiamo Francesco Costa, faccio il giornalista, sono vicedirettore del giornale online il Post ma questo è un progetto che curo da freelance, lavorando all'alba, la sera, la notte, nei weekend.

Nell'ultima newsletter della quarta stagione di Da Costa a Costa vi avevo detto che nel corso del 2021 vi avrei informati sul conto economico del 2020. In questo settore – e in questo paese – non si parla volentieri di soldi e di lavoro, e qualcuno tra amici e colleghi ha affettuosamente provato a dissuadermi da questo esercizio di trasparenza: parlare di soldi è sempre delicato, forse oggi più che mai, e ognuno ha la sua sensibilità. Ma ve lo avevo promesso e ho fiducia in questa comunità, quindi eccoci qua.

Di quali soldi parliamo?
Il "modello di business" di Da Costa a Costa è piuttosto peculiare, e in qualche modo contraddittorio: ma è una contraddizione che funziona. È guidato da due principi.

1. I contenuti sono tutti diffusi gratis, perché credo che l'attività giornalistica – quando è fatta bene, certo – fornisca alle nostre società un contributo indispensabile. Un servizio. So che non sempre è possibile, ma mi piacerebbe che il diritto a un'informazione di qualità non debba essere subordinato alla possibilità di spendere dei soldi.

2. Ogni settimana – quando il progetto è attivo, quindi non adesso – invito le persone che seguono Da Costa a Costa a valutare la possibilità di fare una donazione economica, perché l'attività giornalistica comporta dei costi, è un lavoro e in quanto tale merita di essere pagato. Quanto? Lo decidete voi. Scegliere se fare una donazione è facoltativo, così come scegliere quanto donare, se farlo una volta sola o più volte. Chi non apre il portafogli continua a ricevere tutte le newsletter e a poter ascoltare il podcast. Chi apre il portafogli non ottiene ricompense o contenuti premium: solo la mia gratitudine, ma soprattutto la soddisfazione di aver reso possibile un progetto che altrimenti non esisterebbe per nessuno, gratis o a pagamento.

Sembra acrobatico, vero? Lo è. Però funziona, come vi dicevo. Anche grazie a questo originale modello di business, dal 2015 a oggi Da Costa a Costa è diventato un piccolo e unico caso nel panorama giornalistico italiano, attorno a cui si riunisce una comunità di persone numerosa, salda, appassionata, esigente, generosa. Una comunità di persone che non si limita a leggere la newsletter e ascoltare il podcast, e nemmeno a fare occasionalmente la sua donazione: una comunità attiva, che risponde a queste email con consigli, dritte, suggerimenti e critiche, che usa Da Costa a Costa come punto di partenza per fare poi i suoi approfondimenti e che, potendo contare su un contingente non irrilevante oltreoceano, in questi anni mi è stata spesso utile anche come fonte per il mio lavoro.

Nel corso della quarta e ultima stagione, le persone iscritte a Da Costa a Costa hanno ricevuto 55 corpose newsletter (l'archivio è qui) e 27 episodi del podcast (che trovate su tutte piattaforme).

Veniamo alle entrate
Nel corso del 2020 ho ricevuto donazioni per la cifra complessiva di 107.277,44 euro, al netto delle commissioni di PayPal, il servizio che ho usato per gestire i pagamenti. Di questi soldi, il 70 per cento circa è arrivato con donazioni una tantum, mentre la restante parte è arrivata con donazioni mensili ricorrenti. La donazione media una tantum si aggira poco sopra i venti euro, ma tanti hanno donato cinquanta, cento, qualche benefattore anche più di cento. La donazione mensile media si aggira intorno ai cinque euro (ma non tutti hanno donato per tutti i mesi dell'anno, naturalmente). Le persone che hanno fatto almeno una donazione una tantum sono state 3.481. Le persone che hanno fatto una donazione ricorrente per almeno due mesi sono state 945.

Mi piace l’idea che le persone paghino se vogliono, quanto vogliono e quando vogliono, e centomila euro sono tanti soldi, ma le persone che contribuiscono a Da Costa a Costa sono solo una piccola parte delle oltre cinquantamila iscritte a questa newsletter (gli ascoltatori del podcast sono pure qualcuno in più), quindi non so mai bene come interpretare questa proporzione. Devo esserne contento o no? Le persone che hanno deciso di donare dei soldi per finanziare Da Costa a Costa – anche solo tre euro in tutto l'anno – sono tante o sono poche?

Ogni tanto penso che sono poche: che le persone che non possono permettersi di pagare nemmeno una cifra irrisoria, o che seguono questo lavoro con costanza ma senza apprezzarlo al punto da pagare qualcosa, potrebbero essere solo una frazione di quelle che decidono di non donare niente solo perché tanto lo fa qualcun altro/a, e quindi mi viene il dubbio che questo modello di business non funzioni davvero così tanto, nonostante i risultati finali più che soddisfacenti. Insomma, l'antico dilemma del free riding. Altre volte mi ricordo che nei business digitali viene considerata più che soddisfacente la "conversione", come si dice in gergo, dell'uno per cento di un pubblico che fruisce gratis di un contenuto. Nel caso di Da Costa a Costa dovrebbero essere circa 500, invece siete stati quasi 5.000. Un lusso e un’anomalia. Credo che il bicchiere sia decisamente mezzo pieno, ma continuerò a pensarci.

Se non hai donato, comunque, non preoccuparti: volevo mostrare alcuni dei ragionamenti e dei pensieri che stanno dietro queste scelte un po' sperimentali, non volevo farti sentire in colpa. Detto questo, se vuoi puoi comprare il mio libro: non solo darai un contributo al mio lavoro, ma... otterrai anche un libro! Magari ti piace pure.

Dove vanno a finire questi soldi?
Sto preparando i documenti per fare la dichiarazione dei redditi del 2020, quindi non ho ancora un dato esatto, ma credo che un buon 40 per cento lo pagherò in tasse. Per quanto la legge consideri le donazioni esentasse, a prescindere dal loro importo e specialmente quando non esiste alcuna forma di ricompensa per chi dona, che sia materiale o immateriale, io faccio il giornalista, sono iscritto all'ordine dei giornalisti, ho una partita IVA da giornalista e queste donazioni mi sono state versate da voi alla luce del mio lavoro giornalistico: tutti i fiscalisti che ho consultato mi hanno consigliato di considerare le donazioni parte del mio reddito, al netto delle spese, a meno di tenermi pronto a spiegare all'Agenzia delle Entrate che questo modello di business più unico che raro non è stato messo in piedi allo scopo di eludere il fisco. Più in generale, ci tengo a rispettare la legge e a fare le cose per bene.

Per il futuro, non escludo di apportare qualche accorgimento alla struttura di Da Costa a Costa: non tanto per versare meno soldi allo Stato, quanto per dare a questo progetto un'ossatura all'altezza delle sue attuali dimensioni, molto diverse da quelle di uno o due anni fa. Una fondazione? Un'associazione culturale? Non lo so. Ma so che nel 2016 le persone iscritte alla newsletter erano meno di 10.000, e con la prima raccolta fondi misi insieme poco meno di 7.000 euro. Oggi questi numeri sono molto diversi. Ne parleremo a tempo debito.

Poi ci sono le uscite
La gran parte delle donazioni è servita a finanziare due voci di spesa. La prima è il costo necessario a produrre il podcast, una delle due gambe di questo progetto, e quindi a pagare il lavoro di Piano P per ognuna delle 27 puntate della quarta stagione: l’uso di uno studio e delle attrezzature anche quando ero in trasferta, il montaggio, tutta la parte tecnica di pubblicazione e diffusione, nonché la preziosissima collaborazione e consulenza editoriale di Carlo Annese, il fondatore e capo di Piano P, senza il quale Da Costa a Costa non sarebbe diventato quello che è.

La seconda voce di spesa sono i viaggi-inchiesta negli Stati Uniti. Tutto compreso – aerei, taxi, treni, macchine a noleggio, assicurazioni, benzina, attrezzature varie, camere d’albergo, pranzi, cene, etc – un viaggio-inchiesta di due settimane negli Stati Uniti mi costa circa 6.000 euro. Sono viaggi in cui mi sposto molto, prendo anche cinque o sei voli interni, guido per migliaia di chilometri, ogni tanto devo far fronte a un imprevisto.

Non indicherò precisamente le cifre che ho speso in questo e quello: non vorrei aprire un dibattito sull'auto che ho scelto di noleggiare o sul perché ho fatto scalo qui invece che lì. Se il mio lavoro vi piace e vi interessa al punto da aver fatto una donazione, confido che vi fidiate del mio buon senso. Ho cercato di fare le cose nel modo più serio e professionale possibile: non ho mai scelto alberghi a quattro stelle ma nemmeno delle bettole, perché ho bisogno di lavorare e riposare in un posto funzionale e comodo. Scelta ideale: un buon motel o albergo appena fuori dall’autostrada. Ho sempre volato in economy. Non ho noleggiato Porsche o Maserati, ma dovendo percorrere migliaia di chilometri su strade a scorrimento veloce non ho scelto nemmeno delle utilitarie. Ho speso questi soldi come se fossero stati miei. Se mi seguite su Instagram, avete visto il tipo di vita che faccio quando sono per lavoro negli Stati Uniti.

A proposito, le immagini dell'ultimo viaggio potete vederle qui: soprattutto per chi ha nostalgia degli assembramenti.

Avevo in programma di fare quattro viaggi nel corso del 2020, grazie alle vostre donazioni: a febbraio in Iowa e in New Hampshire, seguendo le primarie del Partito Democratico; a luglio e ad agosto in Wisconsin e in North Carolina, per seguire le convention dei partiti e visitare due stati molto importanti alle elezioni presidenziali; a ottobre in uno stato in bilico che avrei deciso sulla base dell'andamento della campagna elettorale (credo che sarei andato in Georgia). Secondo come sarebbero andate le donazioni e il mio lavoro, avrei potuto allungare il viaggio di ottobre fino alle elezioni di novembre. Per ragioni che potete immaginare, questi piani sono saltati. Sono riuscito a fare solo il primo di questi viaggi, in Iowa e in New Hampshire, come sa chi ha seguito Da Costa a Costa. Sono tornato in Italia nella seconda metà di febbraio e poco dopo la nostra vita è cambiata del tutto.

La terza voce di spesa è l'abbonamento a Mailchimp, il servizio che uso per inviare questa newsletter, che si paga al mese in base al numero di iscritti. Nel corso del 2020 ho pagato circa 3.000 euro. Sono abbonato a una ventina di quotidiani, riviste e newsletter americane, nazionali e locali, che mi permettono di essere informato su quello che accade nel paese anche quando sono in Italia, e l'anno scorso sono state fondamentali: ho speso per questi abbonamenti circa 2.000 euro, più altri 300 euro in libri. Ho sottoscritto diversi di questi abbonamenti quando ho capito che non sarei potuto andare negli Stati Uniti quanto avrei voluto. Quali abbonamenti consiglio a chi vuole avvicinarsi alla stampa statunitense? Tra i quotidiani, il New York Times. Tra le riviste, il mensile The Atlantic e i settimanali New York Magazine, Bloomberg Businessweek e New Yorker. Le migliori riviste locali? Il Texas Monthly, Oxford American e Southern Cultures. I libri invece li trovate in questa vetrina.

Mi sono preso una libertà
Nel corso del 2020 ho raccolto dalle donazioni molti più soldi di quanto sperassi, per fortuna, ma purtroppo ne ho spesi anche meno di quanto sperassi, visto che sono riuscito ad andare negli Stati Uniti soltanto una volta e non quattro. Per questo motivo mi sono preso una libertà, che spero non vi dispiaccia ma anzi vi renda felici e orgogliosi di far parte di questa comunità. Ho fatto una donazione da 5.000 euro a nome di Da Costa a Costa per D.i.Re, la più prima e più grande associazione italiana che si occupa di violenza contro le donne: gestisce 103 centri antiviolenza e decine di case rifugio in tutta Italia, facendo un lavoro impagabile e aiutando concretamente ogni anno decine di migliaia di persone a uscire da situazioni terrificanti in famiglia e sul posto di lavoro. Ci sono di certo tantissime cause e organizzazioni meritevoli di sostegno, ma non volevo sparpagliare i soldi qua e là: ho scelto una delle organizzazioni più serie, affidabili e rispettate, tra quelle impegnate in una questione che sta alla base di molte altre.

Il mio lavoro
Come vi dicevo, avrò un calcolo esatto solo dopo la mia dichiarazione dei redditi, ma sono già passati tre mesi dalla fine del 2020 e non volevo lasciarvi ancora a lungo senza l'aggiornamento che vi avevo promesso: sulla base dei conti di cui sopra, credo che alla fine la cifra che andrà a pagare il mio lavoro di tutto l'anno sarà circa 25.000 euro.

Speriamo di vederci presto
In questi mesi ho continuato a pubblicare aggiornamenti quotidiani su Instagram, dove mi trovate spesso a parlare di Stati Uniti anche in diretta. Con l'arrivo della bella stagione, spero che sia possibile ricominciare a organizzare incontri in presenza: ci sono un po' di cose in pentola, ma per adesso sono tutte in balìa degli eventi. Se volete tenermi d'occhio, la mia agenda è qui. Se avete nostalgia del podcast, vi ricordo che i miei libri si possono anche ascoltare: li trovate su Storytel, letti da me, e se vi iscrivete attraverso questo link potete avere 30 giorni di prova gratuita invece dei soliti 14. 

Ah, come sempre, se mi scrivete rispondo.

Vi ringrazio ancora moltissimo per aver permesso l'esistenza di questo progetto, con i vostri soldi, la vostra passione, la vostra fiducia e la vostra attenzione. È stato un privilegio e una fortuna, ne sono consapevole. Non vi scriverò per un po', ma quando avrò qualcosa di nuovo da raccontarvi lo farò attraverso questa newsletter: se siete interessati, non cancellate la vostra iscrizione. Vi abbraccio, come si faceva una volta. Ve lo ricordate? Tornerà. A presto!

Francesco
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Francesco Costa · Portello · Milano, Italia 20149 · Italy