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Due anni di Greta  

Gli scioperi di Fridays for Future hanno compiuto due anni il 20 agosto, e il movimento ha fatto passi inimmaginabili. La settimana scorsa Thunberg ha incontrato Angela Merkel per ribadire, ancora una volta, che il momento di agire è adesso 
Annalisa Corrado
22 agosto 2020
  • Il 20 agosto hanno compiuto due anni gli scioperi di Fridays For Future, le proteste per il clima che Greta Thunberg ha iniziato da sola a quindici anni, nel 2018, davanti al palazzo del parlamento svedese. 

  • Giovedì scorso l’attivista ha incontrato, insieme a una delegazione, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e le ha detto che i ragazzi di Fridays non appoggiano il trattato tra Unione europea e Mercosur. 

  • Le manifestazioni di Greta hanno ispirato ragazzi, personalità politiche e celebrità. Negli ultimi anni, è intervenuta nelle sedi politiche di tutto il mondo per perorare un’azione decisa contro il mutamento climatico. 

 (Foto LaPresse)

La newsletter OggieDomani inizia a pubblicare interventi dei giornalisti e dei collaboratori di Domani. Annalisa Corrado dal 2014 ricopre la carica di co-portavoce dell'associazione Green Italia e si dedica all’attivismo ecologista e politico. E' autrice del libro Le ragazze salveranno il mondo, edito da People. 

Emergenza climatica, riscaldamento globale, eventi meteo estremi, resilienza, Green New Deal, decarbonizzazione. Negli ultimi due anni il vocabolario collettivo si è arricchito di parole ed espressioni che erano prima riservate a una cerchia di addetti ai lavori.  

Seppur con troppo spazio a teorie strampalate (o peggio false e tendenziose) che nulla hanno a che fare con la scienza, di ambiente si parla di più, e questa è di sicuro una buona notizia. 

Si potrebbe pensare che questo importante risultato derivi dalla storica decisione sottoscritta da 195 paesi del mondo, a Parigi, nel corso della Cop21 a dicembre del 2015, per limitare la crescita della temperatura media globale “ben al di sotto dei 2 gradi centigradi”, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. Oppure dalla pubblicazione, nel medesimo anno, dei 17 obiettivi dell’agenda per lo sviluppo sostenibile al 2030, in seno alle Nazioni unite, nonché della enciclica “Laudato Si’” del papa più ambientalista della storia. 

Certamente si è trattato di pietre miliari di un percorso di consapevolezza collettivo, che però era ancora troppo lento rispetto al monito della scienza, che da anni ci avverte: abbiamo solo un pugno di anni per fermare il collasso climatico e per farlo dobbiamo compiere una rivoluzione mai vista prima di economia, società e di ogni aspetto del nostro attuale modello di “sviluppo”.  

Cos’è successo, allora? A chi o a cosa dobbiamo questa accelerazione potentissima della mobilitazione per il clima aspettavamo da lustri?  

È successo che una ragazzina di appena 15 anni, esattamente due anni fa, ha puntato il dito contro l’ipocrisia dei governi nella battaglia per il clima, svelando al mondo che nessuno (nessuno!) dei firmatari degli accordi di Parigi è ancora riuscito a mettere in campo politiche in grado di affrontare una sfida di questa portata: “Voi avete finito le scuse, e noi stiamo finendo il tempo”. 

C’è da dubitare che la Greta di due anni fa avrebbe potuto immaginare la potenza dell’onda anomala generata dalla sua protesta, nata dalla rabbia e dalla frustrazione di vedere che nessuno stesse facendo abbastanza per garantire alle persone della sua età un futuro.  

Seduta davanti alla sede del parlamento svedese, armata solamente di un cartello su chi aveva scritto Skolstrejk för klimatet (“Sciopero scolastico per il clima”), Greta è riuscita, grazie a un tam-tam partito innanzitutto dai social media, a scuotere l’animo di milioni di persone, in particolare giovani e giovanissime, in ogni angolo del mondo. 

Gruppi di strikers, in coordinamento nazionale e internazionale, hanno animato mobilitazioni permanenti, scendendo in piazza ogni venerdì con i Fridays For Future in tante città; hanno iniziato, affiancando gli scioperi a momenti formativi, grazie al contributo chiesto e ottenuto da scienziati, da esponenti del mondo accademico, da attivisti con maggiore esperienza.  

Del resto, il messaggio di Greta è comprensibile a tutti, ma ancorato saldamente alle più autorevoli affermazioni della comunità scientifica internazionale, raccolte dall’Ipcc, l’Intergovernamental pPanel on cClimate change.Quello degli strikers non può e non deve essere un messaggio poco solido, derubricabile con facilità a libro dei sogni. 

Questo lavoro capillare, portato avanti città per città, assieme alla crescente notorietà di Greta (che ha attirato contro di sé, purtroppo, anche una schiera di haters) ha fatto sì che durante gli scioperi mondiali per il clima milioni di persone siano scese in piazza: il 15 marzo 2019 in più di duemila città, in più di 120 paesi, in ogni continente (solo in Italia, le manifestazioni hanno coinvolto oltre un milione di persone). 

Dice Greta: “Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi ottengono attenzione mediatica internazionale solo perché non vanno a scuola per protesta, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente”. 

Personalità di rilievo mondiale hanno fatto a gara per sostenere la sua battaglia e incontrarla personalmente, da papa Francesco a Barack Obama, da Arnold Schwarzenegger a Leonardo Di Caprio, fino a Pierre Casiraghi di Monaco, che le ha consentito di attraversare l’oceano Atlantico in barca a vela (Greta non prende aerei, perché hanno un impatto ambientale troppo elevato). 

Dal primo sciopero, in meno di un anno, Greta ha conquistato uno spazio mediatico inimmaginabile: accolta da decine di migliaia di strikers in ogni città, viene ricevuta e ascoltata al parlamento europeo, al World economic forum e alle Nazioni unite, fino all’incontro di venerdì con Angela Merkel. 

Thunberg ha incontrato Merkel per ribadire, ancora una volta, che il momento di agire è adesso, che non abbiamo più un minuto o un euro da sprecare in una direzione sbagliata: è necessario che il Green New Deal ispiri ogni azione politica, a ogni livello: per questo, hanno chiesto alla cancelliera di fermare accordi commerciali internazionali che non considerano minimamente gli aspetti ambientali, incentivando addirittura la distruzione dei polmoni verdi del pianeta (come il Mercosur, attualmente in discussione 

Greta ha ribadito, inoltre, che ora più che mai è necessario che le risorse che verranno messe a disposizione delle economie dei paesi europei in misura straordinaria e ingente, vengano spese nella direzione giusta. Si tratta di “un’opportunità irripetibile per mettere il mondo sulla buona strada per fermare il riscaldamento globale, perché economisti, scienziati ed esperti di salute affermano che i benefici supereranno i costi”, e non ha senso parlare di Green New Deal se le risorse pubbliche destinate alle fonti fossili e alle attività estrattive superano ancora quelle dedicate alla conversione ecologica, più o meno in ogni Paese.  

Dopo la crisi del Covid-19, non si può pensare di tornare ad una “normalità” malata e portatrice di squilibri e diseguaglianze, e c’è bisogno che ognuno faccia la sua parte. Grazie Greta per avercelo, ancora una volta, ricordato; e buon compleanno fridays for future.

(Foto LaPresse)
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